lunedì 14 aprile 2014

Le arti, croce e delizia della società.

Gli uomini cadono in disgrazia quando si fanno sottrarre le arti, quando l'ozio e la ricerca di ideali personali effimeri traghettano gli sprovveduti verso la mediocrità delle stesse.
Le arti, ovvero qui intesi come gli slanci creativi che dovrebbero caratterizzare l'animale uomo, non sono né buone, né spregevoli; sono semplicemente mezzi. Politica, filosofia, economia, scienza e tutto ciò che vincola la società non sono da temere, richiedono partecipazione, consapevolezza e onestà.


Ma un uomo pigro, disinteressato da tutto tranne che per la finalità delle arti, traducibili come leggi, teorie, soldi e medicine, non può esserne consapevole, tanto meno onesto. Escludendo la sua partecipazione nega alla visione delle arti il suo punto di osservazione, relegando così il dominio di queste ai pochi, i quali per numero ridotto si sentiranno in dovere (in preda ad un ego smisurato) di dettare legge, trasformarle a loro piacimento, castrandone l’evoluzione.

Il nostro ripudio verso le arti viene quando ci allontaniamo dal loro senso, quando tendiamo a mistificarle, a complicarle, ad elaborare in maniera negativa verso la nostra visione, non riuscendo a comprendere che il nostro obbiettivo primario è farle fluire con noi. Distaccarsi da esse non serve a nulla, non serve alla società, non serve a noi stessi.

Anche quando si affrontano argomenti più spirituali si cade nell’errore di snobbare le arti, come se il luogo circostante non servisse. Ma è un errore. La società è la culla della spiritualità, che lo si creda o meno è indifferente, la cosa non cambia. È il nostro terreno di meditazione, più è fertile, più i frutti cresceranno sani e pronti alla maturazione per staccarsi completamente dall’albero.

(Autore: Gufo Oscuro)
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